La pittura di Leopoldo Zunino nasce da una vena di assoluta liricità per svilupparsi per temi figurativi - donne ammantate di una forte connotazione sensuale e dallo sguardo magnetico e polarizzante, ma anche cavalli e animali, adorati e scelti per la loro fierezza e per l'innata generosità - e paesaggistici - vi si ritrovano i fiumi, i boschi, le case e le borgate frequentate nelle battute di caccia, di pesca, di trastullo con i compagni di gioventù - ma anche simbologie semiastratte, cariche spesso di desolazione e di tristezza: di una rarefatta atmosfera di solitudine.

Le tecnica dei dipinti subisce una sua metamorfosi e cresce per cicli, secondo gli avvicendamenti che coinvolgono l'esperienza dell'artista, le sue storie e il suo vissuto, i suoi sorrisi e, soprattutto, i suoi pianti: il tutto è calato con forza tra i respiri del nostro tempo.

La presentazione pittorica di Leopoldo, per chi si trova a visitarne una mostra o la sua raccolta integrale, si presenta come un'avvincente magma in un impetuoso divenire di sollecitazioni timbriche e di voci intonate, suscitate da impattanti e forse sempre sottaciuti conflitti d'animo, combattuto tra la genuinità e l'innocenza del "bambino" in esso riposto e la forza, a volte perfino impregnata della spalvalderia, che spesso nasconde le timidezze anche dell'uomo d'azione.
I dipinti, d'impianto formale o informale che siano, sono sempre investiti, quasi incisi, chiazzati, avvolti da vampate di un caldo rosso o di un più fresco verde-blu, e sembrano talora nascondere frammenti di ricordi figurali - uomini, donne e cavalli - che riappaiono tra transiti di fantasmi e di simboli ancestrali, come se il chiarore del fuoco o il buio della notte o la fuga delle vinte coscienze non fossero ancora riusciti a neutralizzare del tutto l'imprinting della memoria. Il segno assume gradualmente una libertà sempre maggiore ed un respiro allargato, cosmico.

Partendo dalle prime tele, che inaugurano l'attività poetico-pittorica dell'artista e che, più delle altre accolgono tracce di un passato parafigurale, ci si inoltra con un collegamento ed un transito, peraltro quasi affrettato, verso realizzazioni e quadri che, pur evidenziando alcune sovrapposizioni quasi calligrafiche, vedono le loro tematiche sviluppate e - crediamo si possano definire, magari un poco osando - poetizzate su una base che ha già decisamente intrapreso un nuovo percorso giocato sempre di più sulla libertà gestuale.

Se una certa regola compositiva dettava la struttura della serie primordiale, ora è l'azione decisa della pennellata, ora è la punteggiatura trasparente nelle velature, ora è l'attenta disposizine del colore a scandire i ritmi della crescita, dell'esplosizione di quelle manifestazioni magmatiche che - come precedentemente segnalato - paiono eruttate da un divenire inarrestabile di emozioni.

In Leopoldo Zunino sopravvive e nelle sue visioni pittoriche si ripropone con insistenza quel lontano seme, genuino come il mondo della sua adolescenza e pregno di quelle sollecitazioni combinatorie, che gli consentono di offire al suo pubblico un prodotto tipico, una pittura "sua".

E spesso in quei "suoi" quadri è la luce a guidare lo sguardo, una luce ora radente, ora interiore, ora più decisa, ora emessa dai gialli e dai verdi dilavati che emergono dalle penombre delle nubi, degli alberi, dei boschi, delle foreste e dei mondi esotici - non falsati da ricordi od invenzioni salgariane (peraltro pregevoli sotto troppi aspetti), ma vissuti nei viaggi e nelle sue trasferte in terre esotiche (alla maniera di un Gauguin straamato) dall'errabondo artista - capaci di produrre un senso d'incantamento, più che d'incantesimo, e tra decisi e violenti riverberi, tra sensazioni di artefatti silenzi e di pacate visioni, quel senso di goduto smarrimento che premia sempre chi osserva un'opera d'arte.

Prima di lasciare il meritato spazio alle raffigurazioni pittoriche dell'artista, ci piace qui fare alcune considerazioni critiche sulla plasticità dimostrata, nel complesso del costrutto generale.

Nella figura possiamo vedere il manierismo farla da padrone e il flash con cui l'artista immortala un paesaggio incantato svela una profonda solitudine, non oggettivata nel dipinto, ma rimasta nel soggetto che dipinge. Il respiro del paesaggio si concretizza nella maestria dei colori, che salgono con gradualità dal sentiero - tiepido - al ci elo, vivo ed avvolgente, pur nella sua freddezza.
Non aggiungerei altro commento e lascerei il pubblico, compiacente o no di ciò che ho esposto, o cercato di esporre, a godersi sereno ciò che Leopoldo, attraverso i suoi dipinti ci dice e ci spiega della vita e dei suoi misteri, a volte veramente arcani.